Le nostre nonne da giovani non hanno mai saputo cosa fosse un avocado; le nostre mamme lo conoscono ora che noi figli l’abbiamo portato sulle loro tavole, andando a comprarlo al supermercato senza spesso sapere nemmeno da dove proviene.
E l’avocado è solo uno dei tanti alimenti dei quali ormai sulle nostre tavole c’è abbondanza (e sovrabbondanza), ma dei quali si ignora l’identità.

Un cibo tutto uguale e standardizzato, coltivato in media a 2000 chilometri di distanza.

E invece, se si vuole tutelare la tradizione culinaria locale e abbattere la soglia dell’inquinamento ambientale, l’area di produzione degli alimenti deve tornare a coincidere o quasi con i luoghi in cui gli stessi vengono consumati.
Tornare a un atteggiamento di ricerca del cibo nelle aree limitrofe all’abitazione riduce gli sprechi alimentari e instaura un rapporto con il territorio non esasperato dalla produzione intensiva.

Si tratta di una filiera corta che non prevede intermediari tra produttore e consumatore finale: scopriamoli meglio, e analizziamo i vantaggi di questo sistema…

Prodotti a kilometro 0

In definitiva bisogna ri-educarsi alla scelta e all’uso del cibo.

Innanzitutto capire di cosa si tratta – che un ragazzino non sappia che un hamburger è carne macinata e lavorata, e sia convinto che in natura esista una qualche specie con questo nome e caratteristiche è quantomeno inquietante.

In secondo luogo essere consci della stagionalità degli alimenti, cosa che invece non viene nemmeno lontanamente suggerita dalla grande distribuzione che permette di comprare tutto sempre.

E infine avere chiaro che filiera corta e chilometro zero consentono una rivalutazione in termini di qualità.
La frutta e la verdura che vengano coltivate da un agricoltore, lavate e pulite da una seconda azienda, confezionate in un altro stabilimento e da questo con un’azienda trasportatrice distribuite nei vari ingrossi alimentari (quando addirittura la suddetta materia prima non arrivi dall’estero!), per forza di cose perdono in freschezza e genuinità rispetto ad un prodotto appena colto.

E se non è pensabile che il Parmigiano Reggiano e il pomodoro pachino vengano consumati solo dagli abitanti delle strette aree limitrofe, sarebbe però auspicabile che le mele che consumiamo, e delle quali l’Italia è una grande produttrice, fossero esclusivamente nostrane e non anche cinesi.
E così per le arance, spesso spagnole. Per il grano, sovente proveniente dall’Ucraina o dal Canada. Per gli asparagi del Perù. E via dicendo…

Proprio perché l’Italia è in grado di fornire ai suoi abitanti cibo a sufficienza, garantendo una dieta varia e un apporto nutrizionale bilanciato, non è necessario incrementare le importazioni alimentari.
Sarebbe piuttosto il caso di sviluppare i mercati locali per la distribuzione di cibi freschi e di qualità.

Questo, come preannunciato, aiuterebbe anche a contenere i tassi di inquinamento.
Le emissioni di CO2 delle arance che arrivano su strada dalla Spagna rilasciano nell’atmosfera 245 KgCO2, l’aglio pakistano compie 3.300 chilometri emettendo 1.185 KgCO2 per viaggio aereo.
Tutti prodotti che, come detto, il nostro Paese produce in abbondanza…

Frenare il traffico alimentare è possibile perché è una scelta che ognuno di noi può fare singolarmente, producendo effetti benefici per tutti.
Scegliere un’alimentazione quanto più possibile a chilometro zero è sostenibile, restituisce agli agricoltori la gestione della filiera alimentare e ci nutre con prodotti più sani.

I vantaggi sono per tutti, anche per il portafogli, dal momento che l’assenza di intermediari e l’abbattimento dei costi di spedizione e carburante permette di spendere meno.

Dove trovare prodotti a Km 0

Qualcosa comunque comincia a cambiare, tanto che possiamo trovare angoli a chilometro zero in diversi supermercati, e soprattutto varie Regioni hanno aderito alle proposte della Coldiretti di promozione dei mercati locali varando leggi a riguardo.

Oppure è possibile rivolgersi ai Gruppi di acquisto solidali (GAS), più persone che ordinano direttamente al produttore.

Altra modalità per reperire prodotti a Km0 consiste in un punto vendita diretto (farmer market) che l’imprenditore agricolo apre nella propria azienda.

E se prima di acquistare ci si vuole avvicinare a questo stile alimentare, che è poi una filosofia di vita, è possibile cercare strutture e attività che hanno fatto del territorio e dei suoi prodotti il proprio vessillo, come noi del Parco del Grep.
Presso la nostra struttura è disponibile (su prenotazione) un piccolo ristorante dove vengono serviti i prodotti della nostra azienda agricola e prodotti del territorio a Kilometro 0.
Il menù è fisso ma viene concordato e aggiornato in base alle verdure dell’orto e ai prodotti disponibili in quel periodo.
Portiamo nel piatto ciò che Madre Terra ci offre, finanche le erbe spontanee commestibili di cui la nostra Regione abbonda.

Ovviamente la gamma dei prodotti che è possibile offrire con questo sistema non può essere varia come quella dei supermercati: non potremmo mai consumare arance in Val d’Aosta o radicchio trevigiano in Calabria, né trovare le fragole a dicembre!

Eppure tutto questo ha una sua logica, ed è quella intrinseca nella Natura: è solo rispettando la stagionalità che ci si garantisce tutti i nutrienti e le sostanze benefiche di cui gli alimenti sono fonte.

È così che il cibo torna ad essere NUTRIMENTO…